L'Antece
                                                                      di Antonio Luciano Scorza



Antece

ANTECE
Scultura su roccia del IV - II sec. a. C.
Patrimonio dell'UNESCO
Sant'Angelo a Fasanella

L’Antece era una divinità pagana. Come tale era posta al centro della vita degli uomini che abitavano il monte Alburno e si elevava sulla storia dell’umanità in periodi difficili, inquieti e contraddittori tra il IV ed il II sec. a.C. Infatti, ricordiamo brevemente che i Lucani sconfissero i Greci che si erano insediati lungo la costa tirrenica (Poseidonia, Velia, ma anche Phasis, posta nell’interno tra Poseidonia ed il Vallo di Diano). I Lucani a loro volta furono sconfitti dai Romani.
L’Antece dominava da Castrum Palumbus (l’odierna Costa Palomba, nonché montagna situata nel territorio del Comune di Sant’Angelo a Fasanella) la Valle del Fasanella e la Valle del Calore. Il Castrum era una fortezza. La cinta muraria è possibile scorgerla in alcuni tratti, una volta saliti sulla sommità. Questo luogo ha restituito materiale della civiltà appenninica (una capeduncola dell’età del bronzo medio e recente, rinvenuta a pochi centimetri dal piano di calpestio, una vasca cultuale ben conservata e, per un periodo più antico, materiale preistorico consistente in oggetti litici, punte di freccia, ecc., attribuibili alla cultura musteriana, databile, quindi, intorno ai 40.000 anni fa, quando vi vivevano gli uomini di Neanderthal. Oggetti litici appartenenti allo stesso periodo sono stati rinvenuti anche nella grotta di San Michele Arcangelo, sia nei primi anni ‘70 del secolo scorso che recentemente durante il restauro del pavimento, assieme al cranio di un orso, ora depositati presso il Museo di Paestum. Come si vede, questa località è stata da sempre abitata e frequentata, insieme alla Grotta di San Michele, da parte dell’uomo. Quest’ultima è patrimonio Unesco ed è stata elevata recentemente, subito dopo il Congresso Eucaristico che si è tenuto nei giorni 4-7 maggio, a Santuario Diocesano il giorno 8 maggio 2008. Entrambi i beni culturali sono situati nel territorio di Sant’Angelo a Fasanella. Da Costa Palomba lo sguardo spazia a 360 gradi e giunge fino al mare. Nei giorni in cui il cielo è nitido si vede addirittura la stupenda isola di Capri a sud e la vetta dell’Alburno che culmina col monte Panormo a nord (1742 mt.), termine quest’ultimo che ci ricorda la dominazione dei Sicani in tutta l’Italia meridionale.

L’Antece e la località del Castrum, situati a 1125 mt. di altezza, occupavano un posto significativo nell’antica Lucania. Infatti, l’Alburno era Dio e monte sacro della Lucania. L’Antece costituiva la divinità dell’Alburno. Questa località, dunque, era per così dire speciale soprattutto per il fatto che aveva la possibilità di parlare al mondo, in quanto tutti quelli che si recavano in Lucania erano obbligati a salirvi per adorarlo. A lui veniva chiesto spesso una profezia, un auspicio, ed era naturalmente oggetto di ringraziamento e di rito propiziatorio. A lui venivano sacrificati animali e forse anche bambini.
Venendo qui sopra non ci è difficile pensare ai tanti uomini e donne provenienti da altre regioni che son dovuti salire su questo monte per adorare oltre che chiedere una grazia all’Antece.
A noi spetta il compito di scoprire sotto l’aspetto archeologico come egli veniva adorato e quale segno ha lasciato della sua venerazione pagana e della sua importanza.
Dobbiamo studiarlo ed interpretarlo sia nel gesto, nella suggestione, nei valori che egli esprimeva, sia nel culto, nell’eloquenza della sua immagine più significativa, quale simbolo, tanto importante per l’antica umanità e divinità che sovrintendeva culturalmente alla storia della Lucania antica. Ed era tanto importante che un console romano, Quinto Cecilio Metello, soprannominato Scauro, tentò di introdurne il culto in Roma, anche se senza successo, perché vi si oppose Cicerone. Questo episodio ci viene riferito da Tertulliano.
Per un attimo, immaginiamo in quale considerazione era tenuto in quel periodo storico (specialmente tra il II e il I sec. a.C.) il dio Alburno.
Il monte era per certi versi invalicabile, ma era prestigioso. Il prestigio era basato su valori e non era una parola vuota, allora. Era, se possiamo fare un accostamento, come salire su un santuario.
Per noi, che attraversiamo momenti difficili - spopolamento e crisi economica -, l’Antece si conferma ancora una volta, linfa vitale per la nostra economia turistica, per un mondo, cioè, che ha bisogno di aprirsi all’esterno per farsi conoscere, in quanto tutta la zona è vissuta troppo a lungo nella più profonda incomunicabilità.
Paradossalmente, ancora una volta sarà proprio lui a tirarci fuori dall’oblio e ci traghetterà dal mondo delle tenebre a quello della luce, divenendo il nostro paladino della comunicazione.