Il Nostro Borgo

Sant’Angelo a Fasanella, antico e nobile centro a 520m sul livello del mare, conserva un grande patrimonio artistico, attestato da ben due siti UNESCO, immerso nella splendida vegetazione del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Contribuiscono alla bellezza di questo territorio i corsi d’acqua che lo attraversano, dando vita a luoghi di grande fascino. Degna di nota è anche la cascata Auso, a pochi chilometri dal paese ed a poche decine di metri dalla sorgente del fiume Fasanella, detta anche Grotta dell’Auso per il suggestivo fenomeno carsico: l’acqua, sbarrata e convogliata, compie un salto di circa otto metri con grande fragore e in un mare di spuma.

Il nome Fasanella trae origine da Phasis, città fondata nei pressi del fiume, in seguito alla colonizzazione di popolazioni greche provenienti dalla città omonima, situata nella regione della Colchide, sulla costa orientale del mar Nero. Dall’antica Poseidonia (Paestum) i coloni greci raggiunsero le zone interne risalendo il fiume Silarius (Sele) e l’affluente Calore.

Nel III secolo a,C. in questa valle si insediarono i Romani, che iniziarono opere di bonifica e costruzioni di strade, come testimonia la recente scoperta dell’antico percorso in località Tavaresi; alla caduta dell’Impero Romano la zona fu governata dai Lucani e nell’XI secolo fu proprietà, stando a quanto citano le fonti, di Malfredo conte del castrum (villaggio fortificato) Fasanella. Nel 1246 il borgo fu distrutto da Federico II di Svevia che, per vendetta, devastò tutti i territori dei partecipanti alla congiura di Capaccio, tra cui fautori vi erano i fratelli Pandolfo e Riccardo Fasanella. In seguito a questo drammatico evento, un nuovo nucleo andò formandosi in posizione più difendibile e non soggetta alle piene del fiume, ma soprattutto, in un luogo idoneo ad un più rapido collegamento con i vicini centri e con il richiamo della grotta dedicata all’Arcangelo Michele, ove sorgeva e andava ampliandosi un’antica badia, originatasi da un romitaggio. Sotto Carlo D’Angiò, la Baronia di Fasanella fu restituita a Pandolfo; fu poi dei Sanseverino sino all’inizio dell’500, poi dei Caracciolo e, nel XVII secolo, dei Capece-Galeota. Nell’ambito dei monti per l’Unità d’Italia del 1860, fu proprio Sant’Angelo a Fasanella ad innescare la scintilla della rivolta nel salernitano.